⚠ Scadenza imminente
31 maggio 2026: la prima dichiarazione annuale CBAM relativa alle importazioni effettuate nel 2025 deve essere presentata entro il 31 maggio 2026. I certificati CBAM devono essere restituiti entro la stessa data. Importatori che non hanno ancora avviato la raccolta dati sulle emissioni incorporate devono agire immediatamente.

1. Cos'è il CBAM?

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism — Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere) è uno strumento normativo dell'Unione europea istituito dal Regolamento (UE) 2023/956, entrato in vigore il 17 maggio 2023. Il suo obiettivo principale è prevenire il rischio di carbon leakage (fuga di carbonio): garantire che le merci importate da Paesi terzi scontino un prezzo del carbonio equivalente a quello che avrebbero pagato se prodotte nell'UE sotto il regime del sistema di scambio di quote di emissioni (EU-ETS).

Senza il CBAM, le imprese europee sarebbero incentivate a delocalizzare la produzione in Paesi con standard climatici meno stringenti, vanificando gli obiettivi del Green Deal europeo. Il meccanismo crea quindi un level playing field tra i produttori europei, già soggetti ai costi del carbonio tramite l'EU-ETS, e i produttori extraeuropei.

Fase transitoria vs. fase definitiva
Fase transitoria 2023–2025: solo obblighi di rendicontazione trimestrale; nessun obbligo finanziario.

Dal 1° gennaio 2026 (fase definitiva): acquisto e restituzione di certificati CBAM obbligatori; dichiarazione annuale da presentare entro il 31 maggio; sanzioni finanziarie in caso di inadempimento.

Il dichiarante autorizzato CBAM

Per importare merci CBAM nell'UE a partire dal 1° gennaio 2026, è obbligatorio essere registrati come dichiarante autorizzato CBAM presso l'autorità competente nazionale. In Italia, l'autorità competente è l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). L'importatore non registrato non può sdoganare merci soggette al CBAM: la registrazione è prerequisito necessario all'importazione.

2. Chi è obbligato a dichiarare?

L'obbligo CBAM si applica a tutti gli importatori stabiliti nell'UE (o rappresentanti doganali da essi designati) che importano merci CBAM da Paesi terzi. Il Regolamento 2023/956 identifica sei settori industriali ad alta intensità di carbonio, definiti attraverso i codici della nomenclatura combinata (NC):

Acciaio e ghisa
NC: 7206–7229, 7301–7326
Ghisa, acciai laminati a caldo e a freddo, tubi, profilati, pezzi forgiati
Alluminio
NC: 7601–7616
Alluminio grezzo, profilati, lamiere, fili, barre, prodotti in alluminio
Cemento
NC: 2523, 6810, 6811
Cemento Portland, clinker, prefabbricati in calcestruzzo
Fertilizzanti
NC: 2808, 3102–3105
Acido nitrico, urea, ammoniti, fertilizzanti azotati
Elettricità
NC: 2716
Elettricità importata tramite interconnessioni (regime specifico)
💥
Idrogeno
NC: 2804 10
Idrogeno puro (verde, grigio, blu) importato da Paesi terzi
Verifica i codici NC delle tue importazioni
Se non sei certo che le tue merci rientrino nel perimetro CBAM, verifica i codici NC indicati nelle dichiarazioni doganali. Il dubbio? Consulta l'ADM o uno spedizioniere doganale abilitato. L'obbligo CBAM scatta alla prima importazione di una merce interessata dal regolamento.

Importatore italiano: il settore siderurgico è il più esposto

L'Italia è il secondo produttore di acciaio in Europa dopo la Germania, con circa 23 milioni di tonnellate prodotte annualmente. Tuttavia, le acciaierie italiane importano significativi volumi di rottame ferroso, ghisa e semilavorati da Turchia, India e Ucraina. Queste importazioni, se classificate con i codici NC rilevanti, rientrano nel perimetro CBAM e obbligano alla dichiarazione annuale e alla restituzione dei certificati.

3. Contenuto della dichiarazione annuale CBAM

La dichiarazione annuale CBAM viene presentata nel Registro CBAM dell'Unione europea — la piattaforma online gestita dalla Commissione europea. Deve coprire tutte le importazioni di merci CBAM effettuate nel corso dell'anno civile precedente. Di seguito i campi obbligatori:

4. Certificati CBAM: prezzo e funzionamento

I certificati CBAM si acquistano nel Registro CBAM dell'UE, gestito dalla Commissione europea. Il loro prezzo è calcolato settimanalmente sulla base del prezzo medio delle quote EU-ETS della settimana precedente — espresso in euro per tonnellata di CO₂e. Nel periodo 2025–2026, il prezzo delle quote ETS si è attestato tra 60 e 75 EUR/tCO₂e.

Esempio di calcolo: importatore italiano di acciaio
Acciaio laminato a caldo importato (Turchia) 2.000 t
Emissioni incorporate specifiche (dato verificato) 1,9 tCO₂e/t
Emissioni incorporate totali 3.800 tCO₂e
Prezzo certificato CBAM (medio 2025) ~65 EUR/tCO₂e
Prezzo carbonio già pagato in Turchia (ETS turco) 8 EUR/tCO₂e
Costo netto certificati CBAM da restituire 3.800 × (65 − 8) = 216.600 EUR

Meccanismo di restituzione

Ogni anno, entro il 31 maggio, il dichiarante autorizzato CBAM deve restituire un numero di certificati CBAM esattamente pari alle emissioni incorporate dichiarate. La restituzione avviene direttamente nel Registro CBAM online. I certificati non restituiti entro la scadenza sono oggetto di sanzioni automatiche.

Certificati CBAM ≠ quote EU-ETS
I certificati CBAM non sono quote ETS — non possono essere scambiati sul mercato secondario del carbonio né trasferiti tra dichiaranti. Sono nominativi e possono essere utilizzati solo per la restituzione annuale. I certificati non restituiti vengono annullati senza compensazione.

Gestione del rischio di prezzo

Poiché il prezzo dei certificati CBAM segue il mercato ETS, gli importatori sono esposti alla volatilità del prezzo del carbonio. Si raccomanda un acquisto frazionato nel corso dell'anno (livellamento temporale) piuttosto che un acquisto concentrato in prossimità di maggio. Conserva un registro preciso di tutti gli acquisti di certificati per facilitare la riconciliazione in sede di dichiarazione annuale.

5. Passi per presentare la dichiarazione

1

Registrarsi come dichiarante autorizzato CBAM

Presentare la richiesta all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) tramite il portale CBAM. La registrazione è prerequisito per qualsiasi importazione CBAM dal 1° gennaio 2026. Tempi: 15–30 giorni lavorativi.

2

Raccogliere i dati sulle emissioni incorporate dai fornitori

Contattare i produttori extraeuropei per ottenere i dati di emissione reali verificati. Senza questi dati occorre utilizzare i valori predefiniti UE — spesso del 30–60% superiori alle emissioni reali.

3

Calcolare le emissioni incorporate totali

Applicare il metodo di calcolo appropriato per ciascun tipo di merce e impianto di produzione. Verificare che i dati reali siano attestati da un verificatore accreditato ai sensi del Reg. di esecuzione CBAM.

4

Acquistare i certificati CBAM nel Registro UE

Accedere al Registro CBAM dell'UE e acquistare il numero di certificati corrispondente alle emissioni incorporate calcolate, tenendo conto delle eventuali deduzioni per prezzi del carbonio già pagati nel Paese di origine.

5

Compilare e presentare la dichiarazione annuale

Caricare nel Registro CBAM la dichiarazione completa con: quantità importate per codice NC, emissioni incorporate, metodi di calcolo, dati degli impianti e documentazione dei verificatori accreditati.

6

Restituire i certificati CBAM entro il 31 maggio

Eseguire la restituzione nel Registro CBAM. Conservare tutta la documentazione per almeno 4 anni ai fini dei controlli dell'ADM. Eventuali certificati in eccesso (fino a 1/3 degli acquistati) possono essere rivenduti all'autorità entro il 30 giugno.

6. Sanzioni per inadempimento

Il Regolamento CBAM prevede un regime sanzionatorio dissuasivo per garantire il rispetto degli obblighi. In Italia, le sanzioni sono applicate dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).

Sanzione per inadempimento
Il Regolamento (UE) 2023/956 prevede sanzioni da 10 a 50 EUR per tonnellata di CO₂ non dichiarata correttamente. In caso di violazioni gravi o fraudolente, la sanzione può essere aumentata fino a 150 EUR/tCO₂e. Le sanzioni si cumulano ai certificati CBAM che restano comunque dovuti.
Inadempimento Sanzione
Mancata presentazione della dichiarazione annuale Da 10 a 50 EUR/tCO₂e non restituita (fino a 150 EUR/tCO₂e in caso di frode deliberata)
Dichiarazione incompleta o inesatta Sanzione proporzionale alle tonnellate non correttamente dichiarate; possibile richiesta di certificati aggiuntivi
Mancata restituzione dei certificati CBAM Sospensione temporanea dall'importazione di merci CBAM + sanzioni finanziarie + pubblicazione della violazione
Importazione senza status di dichiarante autorizzato Sequestro delle merci, sanzione amministrativa, eventuale procedimento penale
Esempio numerico: il costo dell'inadempimento
Un importatore che abbia importato 500 tonnellate di alluminio grezzo con 7,8 tCO₂e/t di emissioni incorporate (valore predefinito UE) accumula 3.900 tCO₂e totali. In caso di mancata dichiarazione, la sanzione minima è pari a 39.000 EUR (3.900 × 10 €) — ai quali si aggiunge l'importo dei certificati CBAM che rimane comunque dovuto (circa 250.000 EUR a 65 EUR/tCO₂e).

7. CBAM e le imprese italiane: settori più esposti

L'Italia presenta una struttura industriale con significativi volumi di importazione nei settori coperti dal CBAM. I settori italiani più esposti all'impatto del meccanismo sono:

Acciaio e metalli ferrosi

L'industria siderurgica italiana importa ogni anno volumi rilevanti di ghisa, rottame di acciaio e semilavorati da Turchia, India, Ucraina e Cina. Le acciaierie elettriche (EAF) del distretto bresciano, ad esempio, dipendono in larga misura da rottame importato. Sebbene il rottame di ferro non rientri direttamente nel perimetro CBAM (solo i prodotti finiti e semilavorati con i codici NC rilevanti), molte aziende acquistano semilavorati come billette e bramme che sono soggetti al regolamento.

Alluminio

L'Italia è un importante trasformatore di alluminio, con numerose fonderie e laminatoi in Lombardia, Veneto e Piemonte. Le importazioni di alluminio primario da Emirati Arabi, Norvegia, Islanda e Turchia rientrano nel perimetro CBAM. Le emissioni incorporate nell'alluminio primario variano significativamente in base alla fonte energetica usata nella produzione (idroelettrica vs. termoelettrica), rendendo cruciale la raccolta di dati verificati dai fornitori.

Cemento e materiali da costruzione

Il settore delle costruzioni italiano importa cemento e prodotti cementizi da Turchia, Egitto e Marocco. Con le emissioni incorporate tipicamente elevate del clinker (circa 0,82 tCO₂/t), anche volumi relativamente contenuti possono generare obblighi CBAM significativi.

Fertilizzanti azotati

Il settore agricolo italiano — tra i più importanti in Europa — utilizza fertilizzanti azotati in larga misura importati da Russia, Turchia e Nord Africa. Le imprese agrochimiche e i distributori di input agricoli sono tra i soggetti che devono verificare con priorità la propria esposizione CBAM.

Focus: importazioni da Turchia e Cina
La Turchia è il Paese di origine più rilevante per le importazioni italiane di acciaio (circa 1,2 milioni di tonnellate/anno). Non disponendo ancora di un sistema ETS equivalente a quello europeo, le emissioni incorporate nei prodotti turchi non beneficiano di deduzioni sostanziali, rendendo il costo CBAM particolarmente elevato. La Cina ha introdotto un sistema ETS nazionale (China ETS), ma con prezzi del carbonio (circa 8-12 EUR/tCO₂e a inizio 2026) significativamente inferiori ai livelli EU-ETS, lasciando comunque un differenziale da coprire con certificati CBAM.

8. Strumento online per la dichiarazione CBAM

La gestione della conformità CBAM richiede la raccolta e l'elaborazione di dati complessi provenienti da più fornitori e impianti di produzione, il calcolo delle emissioni incorporate con metodi differenziati per settore, e l'interazione con il Registro CBAM dell'UE per acquisto e restituzione dei certificati. Un software dedicato semplifica notevolmente questo processo.

CBAM Reporter è uno strumento online progettato specificamente per gli importatori nell'UE. Ecco i principali vantaggi:

Con l'approssimarsi della scadenza del 31 maggio 2026, è fondamentale disporre di un sistema che permetta di lavorare in modo ordinato sui dati delle importazioni 2025 e produrre la dichiarazione corretta nei tempi richiesti.

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